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Avvocati e Ai: tempi, atti e come cambia la professione, ecco i rischi di chi usa i nuovi strumenti

Avvocati e Ai: tempi, atti e come cambia la professione, ecco i rischi di chi usa i nuovi strumenti (e di chi ne resta fuori)

Intervista a: Avv. Marco Rodolfi
Articolo di: Massimiliano Jattoni Dall’Asén
Pubblicazione: Corriere della Sera
23 Aprile 2026

L’ingresso dell’intelligenza artificiale negli studi legali rappresenta una trasformazione profonda del lavoro forense. Come evidenzia l’avvocato Marco Rodolfi, partner dello studio THMR, l’AI consente di migliorare l’efficienza operativa, ottimizzare i tempi e supportare attività come la sintesi e la revisione dei documenti, senza però sostituire il ruolo centrale del professionista.

Accanto ai vantaggi, emergono rischi significativi. Tra questi, le cosiddette “allucinazioni” dell’intelligenza artificiale – ovvero la generazione di contenuti plausibili ma inesatti o inesistenti – che possono tradursi in errori anche gravi negli atti giudiziari. In tali casi, la responsabilità resta in capo all’avvocato, come dimostrano recenti pronunce della giurisprudenza italiana.

Fondamentale, dunque, il principio di human oversight: l’AI può essere un valido supporto, ma richiede sempre verifica, controllo e consapevolezza critica da parte del legale. Ulteriori criticità riguardano la tutela dei dati, la riservatezza e la protezione della proprietà intellettuale.

Il quadro normativo si sta progressivamente consolidando, con interventi sia a livello europeo sia nazionale, affiancati da linee guida degli ordini professionali che definiscono i principi per un utilizzo corretto degli strumenti di intelligenza artificiale.

In prospettiva, un uso consapevole dell’AI potrà rafforzare il ruolo dell’avvocato, migliorandone l’efficacia senza comprometterne le competenze. Resta però imprescindibile il controllo umano, soprattutto in un ambito delicato come quello della tutela dei diritti.

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