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AssicurativoAvv. Maurizio HazanNews

Bocciato il ricorso avviato per recuperare le spese della fase stragiudiziale

Articolo di: Avv. Maurizio Hazan, Avv. Giovanni Paolo Travaglino
Pubblicazione: Il Sole 24 Ore
Data: 7 Luglio 2025

Il professionista, la cui responsabilità sanitaria, a seguito di un procedimento di accertamento tecnico preventivo (Atp), sia stata esclusa, non può avviare un giudizio di accertamento negativo della responsabilità solo per ottenere il rimborso delle spese sostenute nella fase di Atp, considerata stragiudiziale. Manca, infatti, l’interesse ad agire in base all’articolo 100 del Codice di procedura civile.

Lo ha stabilito la Cassazione che, con l’ordinanza 13385 del 20 maggio 2025, ha respinto il ricorso di un odontoiatra il quale, dopo una procedura di Atp a lui favorevole, ha cercato di ottenere il rimborso delle spese tecniche e legali. Ma la sua richiesta è stata respinta in appello e anche dalla Cassazione.

La Suprema corte ha ricordato che l’Atp previsto dall’articolo 696-bis del Codice di procedura civile (che è condizione di procedibilità per le cause di responsabilità sanitaria) non può tecnicamente qualificarsi come un giudizio. Per questo, le spese sostenute per partecipare al procedimento fanno parte delle spese stragiudiziali sopportate dalla parte prima della lite e non possono essere oggetto di liquidazione come spese di soccombenza (in base all’articolo 91 del Codice di rito).

Ciò non significa che non possano costituire oggetto di richiesta di rimborso nell’ambito di un giudizio di merito promosso successivamente all’Atp. Ma tale giudizio – precisa la Cassazione – non dovrebbe avere ad oggetto soltanto la rifusione delle spese di assistenza e difesa sostenute durante la consulenza tecnica, dal momento che un’azione di questo tipo sarebbe inammissibile in quanto non sorretta da un sufficiente interesse ad agire.

La Cassazione spiega che le spese stragiudiziali sopportate nel corso dell’accertamento tecnico preventivo, dato che non sono assimilabili alle spese giudiziali, costituiscono una voce di danno emergente per chi le sostiene per difendersi; è possibile quindi agire in giudizio per chiederne il rimborso, se l’altra parte insista nel cercare di avere il risarcimento del danno. In questo giudizio, la consulenza sarebbe un elemento di prova, soggetto al libero apprezzamento del giudice.

Ma il caso arrivato in Cassazione è differente. Già la sentenza d’appello aveva infatti sostenuto come l’azione di accertamento negativo svolta dall’odontoiatra non fosse sorretta da alcun interesse attuale a chiarire una situazione controversa, posto che il paziente convenuto, che pure aveva promosso l’Atp, non aveva svolto alcuna eccezione di responsabilità in corso di giudizio, tenendo sul punto un atteggiamento processuale inerte. Il che lasciava emergere come l’unica ragione che fondava l’iniziativa dell’odontoiatra fosse non quella di ristabilire la verità di fatti (peraltro non più controversi) ma proprio quella di ottenere il rimborso delle spese sopportate in Atp.

La Cassazione ha quindi respinto il ricorso, chiarendo che «sussiste la legittimazione ad agire della parte processuale che, a chiusura del procedimento di Atp, intende ottenere un accertamento negativo della sua responsabilità prospettata nell’ambito di detto procedimento»; tuttavia «l’azione, per risultare ammissibile, deve essere sorretta da un concreto e attuale interesse a ottenere detto accertamento» in base all’articolo 100 del Codice di procedura civile. Interesse che non può «coincidere unicamente con quello dell’attore di ottenere la rifusione delle spese di Atp sostenute nella fase stragiudiziale».

I PRINCIPI

L’accertamento negativo

A chiusura dell’accertamento tecnico preventivo, la parte che vuole chiedere l’accertamento negativo della sua responsabilità può agire in giudizio. In questo caso l’Atp entra a fare parte del materiale probatorio che può fondare il convincimento del giudice

I requisiti

Perché l’azione di accertamento negativo sia ammissibile occorre che sia sorretta da un concreto e attuale interesse a ottenere l’accertamento stesso. L’interesse non può essere solo quello dell’attore a ottenere il rimborso delle spese di Atp.